La residenza fiscale in Italia

RESIDENZA FISCALE IN ITALIA

Secondo l’art. 2 del DPR 917/86 (il nostro Testo Unico sulle imposte dirette), affinché un soggetto possa considerarsi residente deve soddisfare requisiti formai e sostanziali per la maggior parte dell’anno (più di 183 giorni).

Il requisito formale è rappresentato dall’iscrizione nel Registro dei soggetti residenti in Italia, ovvero presso l’Anagrafe, mentre il requisito sostanziale frequenta i concetti di “residenza” intesa come dimora abituale, e/o “domicilio”. Per entrami i requisiti sostanziali, negli anni la giurisprudenza ha delineato una sintesi evidenziando, quale requisito univoco sostanziale, il centro vitale dei propri interessi. Tale centro viene a configurarsi sia per gli aspetti più strettamente familiari che per gli espetti economici.

Pertanto, al di là dell’aspetto formale, una persona può essere considerata residente perché sostanzialmente risiede e dimora in Italia, avendo i figli che frequentano la scuola nel territorio italiano, o per la residenza ufficiale della moglie, o ancora perché dalle utenze domestiche si evince la presenza stabile nel territorio di un individuo, oppure ancora perché la maggior parte dei propri investimenti finanziari o di cariche sociali è in Italia.

Se è vero che un soggetto può essere considerato residente in Italia per gli aspetti sostanziali, anche se non iscritto nell’Anagrafe, è altrettanto vero che un soggetto sostanzialmente residente all’estero può essere considerato residente in Italia solamente per l’aspetto formale, in quanto iscritto all’Anagrafe. Sono state emanate diverse sentenze in cui il giudice ha considerato fiscalmente residente un individuo che risiedeva stabilmente all’estero, ma si era dimenticato di cancellarsi (se cittadino straniero), o di iscriversi all’Anagrafe dei residenti italiani all’estero, c.d. “AIRE” (se cittadino italiano). La prevalenza della forma sulla sostanza è stata più volte ribadita dalla Cassazione nelle sentenze 1215/1998, 1783/99; 9319/06; 677/15; 21970/15; 16634/18. Tutto questo, nonostante gli accordi bilaterali tra paesi che, rifacendosi al modello OCSE, prevedono le “tie break rules”, ovvero delle regole attraverso le quali stabilire se un soggetto è residente in un paese piuttosto che nell’altro.

Molti stranieri, non conoscendo questo dirompente orientamento, stabiliscono inconsapevolmente la residenza in Italia magari per usufruire delle agevolazioni sulla prima casa al momento dell’acquisto, andando poi incontro a salate sanzioni per omessa dichiarazione dei redditi ed omessa presentazione del quadro RW sul monitoraggio degli asset posseduti all’estero.

Tale situazione si verifica spesso per i funzionari delle Agenzia Specializzate delle Nazioni Unite in Italia. Secondo gli “Accordi di Sede” di tali organismi, infatti, è riconosciuta la facoltà al funzionario di non iscriversi all’Anagrafe in quanto domiciliato insieme alla famiglia presso la sede dell’organizzazione internazionale. Tuttavia, seppure esonerati dall’iscrizione all’Anagrafe, e quindi dall’essere considerati fiscalmente residenti in Italia, molto spesso acquistano casa in Italia finendo per iscriversi all’Anagrafe al fine usufruire delle agevolazioni prima casa. Dopo qualche anno l’Agenzia delle Entrate ha inviato a molti di questi soggetti pesanti sanzioni per omesso invio della dichiarazione e tassazione dei redditi esteri in Italia.