Voluntary Disclosure – Regolarizzazione o rientro di capitali in Italia

Non è uno scudo fiscale e non necessita di nuove leggi! E’ possibile ricorrere a questa modalità di regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero anche subito, senza attendere decreti legge ad hoc.

Grazie all’abbassamento delle sanzioni da parte della legge comunitaria entrata in vigore lo scorso 4 settembre, invocando l’abbattimento alla metà delle sanzioni previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 472/97, nonché ricorrendo alle forme di adesione e definizione agevolata che consentono un ulteriore abbattimento ad un terzo per le sanzioni da RW e di un sesto per le sanzioni da mancata denuncia dei redditi, è possibile sanare o rimpatriare i capitali detenuti all’estero. Se la provenienza delle consistenze finanziarie estere è stata tassata, è esente, oppure è sopraggiunta la prescrizione (quinquennale per i capitali detenuti in paesi c.d. “white list”, decennale per quelli detenuti in paesi “black list”), il costo dell’operazione potrebbe non superare il 12% dei capitali detenuti all’estero. Se invece la provenienza dei capitali proviene ad esempio da “nero” accumulato in anni non ancora prescritti, possono emergere sanzioni molto elevate (240% del 43% per redditi superiori a 75 mila euro e detenuti ad esempio in Lussemburgo o Svizzera) oltre a reati di natura penale.

Specialmente per paesi come Svizzera, Lussemburgo ed Austria che intendono divenire a tutti gli effetti white list in breve periodo, e che dal 2015 consentiranno uno scambio automatico di informazioni con le amministrazioni fiscali italiane, la voluntary disclosure potrebbe divenire l’unica alternativa per disporre dei propri capitali.

 

La VOLUNTARY DISCLOSURE 2017 (2.0), novità e differenze rispetto alla prima versione (12/12/2016)

Voluntary Disclosure 2017 2.0 (Collaborazione Volontaria). Ecco tutte le novità, le differenze, i termini, le sanzioni, i vantaggi, le esenzioni dai reati penali e la decadenza

Con l’approvazione del D.L. 193/2016 allegato alla legge di bilancio 2017 sono stati riaperti i termini per presentare la voluntary disclosure 2017 (2.0).
La nuova istanza può essere presentata da subito fino al 31 luglio 2017, mentre la relazione del professionista e gli allegati (estratti conti, dettagli su investimenti finanziari, proprietà, ecc.) vanno trasmessi per PEC (posta elettronica certificata) entro il 30 settembre 2017.
La voluntary disclosure 2017 (2.0) è preclusa per chi l’ha già presentata (con la voluntary 2015) ad eccezione di coloro che non hanno inserito nella prima versione i redditi omessi in Italia (o che hanno indicato solo i redditi omessi in Italia e non le consistenze estere, caso alquanto raro).
Le sanzioni sono le stesse, ma il periodo da regolarizzare più ampio, infatti:
– relativamente alle sanzioni da monitoraggio fiscale (omessa presentazione del modello RW) dal 2009 al 2016 compreso;
– relativamente ai redditi finanziari e non omessi dal 2010 al 2016 compreso.
A differenza della voluntary 1.0, la nuova voluntary ammette la possibilità di autoliquidare la propria istanza come fosse una dichiarazione dei redditi, tuttavia, in caso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, se gli scostamenti superano il 10 % per le imposte sui proventi finanziari e del 30% per le imposte sugli altri proventi, l’Agenzia delle Entrate maggiorerà le somme da versare del 10%.
Nel caso in cui, invece, il contribuente decida di non autoliquidarsi ed attendere il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate (come accadeva nella prima versione della voluntary) non è prevista la maggiorazione del 10% per eventuale scostamento, ma viene applicata una piccola maggiorazione sulle sanzioni da RW (dal 50% al 60% del minimo edittale) e sulle sanzioni dei redditi non dichiarati (dal 75% all’ 85% dei minimi edittali) a prescindere da eventuali scostamenti rispetto a quanto indicato dal professionista nella relazione.
Un vantaggio indiscusso della nuova collaborazione volontaria riguarda la possibilità di regolarizzare le consistenze finanziarie e le proprietà detenute in Paesi che hanno firmato un accordo di scambio di collaborazione con l’Italia (cosiddetto TIEA) oppure hanno introdotto lo scambio di informazioni nel Trattato fiscale con l’Italia (Hong Kong, Liechtenstein, Monaco, Singapore e Svizzera i principali).
Altra importante novità riguarda il contante detenuto in Italia e non dichiarato. In questi casi, si procede al versamento del denaro contante presso un conto corrente ed in caso di detenzione in cassette di sicurezza presso istituti finanziari si estrapola di fronte ad un notaio che procede a verbalizzarlo in un documento ufficiale da allegare alla relazione del professionista. Il relativo importo viene spalmato nel periodo 2011 -2015 e tassato in ogni sincola annualità secondo le aliquote ordinarie.
Rimangono ferme le stesse esenzioni da reati penali previsti nella prima versione della voluntary disclosure.
Infine, si segnala che i Comuni invieranno periodicamente all’Agenzia delle Entrate i nominativi dei soggetti italiani che si sono iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) dal 2010. L’Agenzia delle Entrate selezionerà da queste liste i soggetti che non hanno presentato la voluntary disclosure al fine di procedere ad eventuali verifiche.
I nuovi modelli non sono stati ancora pubblicati, né le interpretazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Tra le delucidazioni più attese sicuramente quella riguardante l’eventuale riconoscimento delle imposte pagate all’estero (che non è stato quasi mai concesso nella prima versione).
Un’ultima constatazione: così come per la prima voluntary disclosure, nel caso in cui il contribuente (anche in contraddittorio) non sia d’accordo con l’Agenzia delle Entrate su certe modalità di tassazione e voglia non pagare per presentare ricorso (anche parzialmente), decade da tutti i benefici della voluntary.

Approfondisci anche nel sito dell’Agenzia delle Entrate >>

Aspetti fiscali del BITCOIN (1/12/16)

Recentemente l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata sulle problematiche fiscali della moneta virtuale BITCOIN affermando che le operazionia pronti (acquisti per la rivendita) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa (Risoluzione Ministeriale 72/E del 2016).
Prima di tutto le BITCOIN sono considerate a tutti gli effetti delle valute, come affermato dalla sentenza della Corte di Giustizia C-264/14 (moneta con valore liberatorio in generale) e sono trasferibili senza bisogni dell’intervento di terzi.
Tale assimilazione comporta la tassazione di eventuali plusvalori di natura valutaria come emrgerebbero per esempio con l’acquisto e la successiva rivendita di dollari.
Nel nostro ordinamento tributario i plusvalori da acquisto e rivendita di valute vengono tassati se la giacenza dei depositi supera euro 51.645 per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi (art. 67, commma 1-ter del Testo Unico delle Imposte sui Redditi DPR 917/86).
Pertanto, in caso di acquisto di BITCOIN per un importo superiore ad euro 51.645 e successiva detenzione per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi, al momento della rivendita l’eventuale plusvalore viene tassato insieme agli altri redditi secondo gli scaglioni IRPEF.

L’esperienza della VOLUNTARY DISCLOSURE

Lo Studio Tax Fin si è occupato della collaborazione volontaria per la regolarizzazione dei capitali ed investimenti detenuti all’estero sin dall’anno 2013, ben tre anni fa, quando ancora non esistevano sia la procedura emendata dalla legge 186/2014 che quella antecedente (D.L. 4 del 2014) presentando complessivamente 70 istanze.
Nel 2013 era possibile regolarizzare le omissioni che scaturivano dalla mancata compilazione del quadro RW o dalla mancata indicazione di redditi in dichiarazione, unicamente seguendo le indicazioni della C.M. n. 38/E pubblicata nel dicembre 2013 che basava la possibilità di regolarizzarsi mediante la disposizione prevista nel quarto comma dell’art. 7 del D.Lgs. 472/97 secondo il quale l’Agenzia delle Entrate riconosceva una riduzione del 50% delle sanzioni a sua discrezionalità per coloro che non avevano particolari precedenti fiscali e che sostanzialmente si autodenunciavano, appunto collaboravano.
Lo spirito, pertanto, della collaborazione non è stato e non è tutt’ora quello di un condono alla vecchia maniera, in cui veniva richiesta solo una certa percentuale del capitale detenuto all’estero con la logica di “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”. Da questo modo di chiudere la partita con il Fisco emergeva un’evidente iniquità tra coloro che erano stati sempre ligi e coloro che furbescamente hanno nascosto redditi all’estero con lo scopo di evadere molto di più rispetto alle basse percentuali richieste nelle procedure di condono.
Tuttavia, se da una parte la collaborazione volontaria disinnesca questa iniquità, in quanto basata sulla logica di ricostruire e richiedere tutte le imposte dovute in passato (per gli anni ancora accertabili) seppur con una riduzione delle sanzioni, dall’altra ha comunque creato comunque delle iniquità dovute alla difficoltà di applicazione della normativa da parte degli Uffici.
Dopo che il legislatore ha capito che la collaborazione poteva essere rivolta non solo alle “grandi famiglie imprenditoriali” italiane (che regolarizzavano quando ancora la procedura non era legge attraverso la citata C.M 38 del 2013), ma anche alla massa dei contribuenti con conti correnti all’estero non indicati nel quadro RW, ha prima emanato il D.L. 4 in via sperimentale (è durato solamente 3 mesi) appurando che avrebbe dovuto concedere qualcosa in più in termini sanzionatori e di prescrizione per poter rendere la procedura più appetibile, ed in seguito la L. 186/2014 che interveniva direttamente nell’impianto normativo del D.L. 167/90 (norma sul monitoraggio fiscale che ha istituito il quadro RW).
Tale ultima definitiva procedura è stata oggetto di molteplici circolari da parte dell’Agenzia delle Entrate per diramare diversi dubbi non solo sulla sua applicabilità, ma anche sul comportamento che avrebbe assunto l’Agenzia delle Entrate di fronte a talune fattispecie per così dire spigolose.
Le interpretazioni susseguitesi, purtroppo, hanno quasi sempre penalizzato il contribuente. Ci riferiamo in particolare a:
– il mancato riconoscimento delle ritenute d’acconto operate all’estero (in primis l’euroritenuta svizzera) nonostante le Convenzioni Internazionali (di rango superiore a livello normativa rispetto alla normativa interna) prevedessero la possibilità di evitare la doppia imposizione e riconoscerne il credito d’imposta;
– il mancato riconoscimento delle minusvalenze da capital gain da riportare nei cinque anni successivi in quanto non indicate in dichiarazione dei redditi;
– l’impossibilità di evitare il raddoppio dei termini e delle sanzioni di cui al D.L. 78/2019 per alcuni paesi che, nonostante l’accordo di scambio di informazioni con l’Italia, non hanno ratificato precisamente come previsto dal modello OCSE.

Queste sono le più evidenti penalizzazioni, ma vanno segnalati anche casi minoritari in cui non è stato possibile esercitare concretamente l’istituto del contraddittorio sulla esenzione di talune tipologie di reddito. Addirittura ci sono stati casi in cui l’Agenzia delle Entrate si è letteralmente rimangiata quanto affermato negli inviti a comparire tornando su talune fattispecie con la scusa che quanto accertato in sede di voluntary si considera accertamento parziale.

Infine, segnaliamo il comportamento difforme tra un ufficio ed un altro dell’Agenzia delle Entrate (anche della stessa città) sulle stesse materie e fattispecie (non tutti gli uffici infatti hanno disconosciuto il credito d’imposta estero per le ritenute subite).

In conclusione, se da un lato accogliamo con un plauso la procedura di collaborazione volontaria volta a far emergere le imposte non pagate e farle versare tutte, dall’altra la sua concreta applicazione ha creato spesso delle iniquità o delle inspiegabili rigidità assolutamente agli antipodi rispetto alla logica collaborativa tanto evidenziata nella circolare 16/E del 2016.

Vogliamo sperare che con una eventuale voluntary 2.0, che chiaramente ci attendiamo presenterà meno facilitazioni in termini sanzionatori rispetto alla voluntary 1.0, induca l’Agenzia delle Entrate ad eliminare le menzionate rigidità al fine di poter equiparare, in termini di credibilità, la collaborazione volontaria nostrana alle voluntary adottate dagli altri paesi nel mondo (vedi USA, Germania Francia, ecc..).

Agevolazioni IMU e TASI per immobili concessi in COMODATO e affittati a canone concordato (4/2/2016)

La Legge di stabilità 2016 prevede la riduzione al 50% della base imponibile IMU delle abitazioni concesse in comodato ai parenti in linea retta di primo grado (genitori – figli e viceversa).
Unica condizione è che il concedente possieda al massimo due immobili “abitativi” in Italia, uno adibito a propria abitazione principale, l’altro dato in comodato d’uso gratuito ad un parente il linea retta di primo grado.
In seguito ai chiarimenti del Ministero dell’Economia e delle Finanzie, oltre ai due immobili di tipo abitativo è possibile avere anche altri immobili non di tipo abitativo quali i garage, aree fabbricabile o terreni, per usufruire dell’agevolazione.
Tale agevolazione si estande altresì alla TASI, pertanto il concedente pagherà anche la TASI al 50% (a Roma avrebbe pagato il 90% prima dell’agevolazione).
Infine, per gli immobili storici l’agevolazione al 50% si somma all’agevolazione del 50% concessa per l’età dell’immobile, pertanto i concedenti l’immobile storico pagheranno IMU e TASI al 25%.

Invece, per gli immobili affittati a canone concordato e che costituiscono abitazione principale per l’inquilino, l’agevolazione è pari al 25% delle aliquote deliberate dal Comune, pertanto verrà corrisposta il 75% dell’IMU e della TASI rispetto a quella che si pagava prima.
Anche in questo caso l’agevolazione si somma a quella del 50% concessa per gli immobili storici.

Nel caso sussistano gli elementi per usufruire delle suddette agevolazioni, è necessario presentare dichiarazione IMU al Comune entro giugno 2017. Se non si presenta la denuncia al Comune l’agevolazione è comunque concessa e non decade, ma il Comune applicherà delle sanzioni amministrative in misura fissa.

Cosa è l’Autoriciclaggio? (26/02/2015)

L’art. 3 della legge 186/2014 prevede il nuovo reato di “autoriciclaggio” del quale l’uomo della strada si chiede il significato leggendo la parola sui giornali.
Ebbene, esso prevede che chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo (che chiameremo delitto presupposto), impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza, compie un delitto aggiuntivo, quello di autoriciclaggio.
Sostanzialmente, si tratta di un reato che sorge a seguito di un altro reato (ad esempio in materia tributaria l’uso di fatture false, o l’infedeltà di somme rilevanti nella dichiarazione iva o dei redditi). Il ricavato da tale delitto, se viene occultato o impiegato, onde ostacolare l’identificazione del reo che ne può disporre, incorre nell’autoriciclaggio rischiando, oltre alla pena specifica per il primo reato presupposto, anche la pena aggiuntiva della reclusione per autoriciclaggio che va da uno a quattro anni (o superiore se vi sono connotati di tipo “mafioso”), con articolazione di varie attenuanti e aggravanti.
Fuori da quanto detto, non sussiste autoriciclaggio se il denaro o i beni, o le altre utilità, vengono destinati alla mera utilizzazione o godimento personale. Ciò in quanto, verosimilmente, gli investigatori sono agevolati nello scoprire il reo del primo, unico, reato il quale che non va punito con due pene.
Il godimento personale, esimente che ha subito notevoli critiche dall’opinione pubblica, va letteralmente riferito alle situazioni in cui chi ha ricevuto le somme provenienti dal delitto in cui ha concorso utilizza il denaro o le cose da esso provenienti per la propria soddisfazione: ad esempio, acquisto di autovettura o di appartamento, viaggio, donativi ad altre persone.

Voluntary Disclosure e Paesi ex black list (23/02/2015)

Introdotta dalla legge 186 del 2014, la voluntary disclosure è un procedimento di regolarizzazione delle attività detenute all’estero in violazione delle disposizioni fiscali, attraverso il versamento delle imposte dovute ed anche interessi e sanzioni in misura agevolata.

L’articolo 10, comma 12-quaterdecies del decreto legge milleproroghe, approvato la scorsa settimana, interviene a modificare la norma introdotta decreto legge sul monitoraggio fiscale dalla disciplina in materia di collaborazione volontaria relativamente al raddoppio dei termini di accertamento del quadro RW per i paesi Black List che stipuleranno accordi con il nostro Paese entro il 2 marzo 2015. Tra questi paesi vi rientrano e dovrebbero rientrare: Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo, San Marino e Principato di Monaco. Con l’approvazione dell’emendamento, pertanto, si registrerebbe un trattamento sanzionatorio analogo tra i Paesi della White list ed ex black list per ciò che concerne le sanzioni da quadro RW. Il raddoppio dei termini per le sanzioni da RW, inizialmente lasciato nella prima versione della voluntary disclosure approvata a dicembre 2014, verrebbe escluso insieme al raddoppio dei termini per le presunzioni di reddito e per i redditi finanziari conseguenti. Pertanto, la prescizione per gli ex Paesi black list sarebbero pari a quelle previste per i Paesi White List, ovvero per un periodo di 5 anni con sanzioni rideotte allo 0,5% invece che all’1% annuo.

Tuttavia ancora da chiarire è la posizione dell’Agenzia delle entrate in merito ai periodi di imposta che, distintamente, devono essere compresi nella procedura di disclosure. È noto, infatti, che l’Amministrazione consideri il termine previsto per l’irrogazione delle sanzioni relativamente alle violazioni commesse in materia di monitoraggio fiscale e contenuto nell’articolo 20 del decreto legislativo n. 472 del 1997 operante per cinque periodi di imposta anche qualora la dichiarazione dei redditi sia stata presentata, omettendo il solo quadro RW. Tale elemento dovrà essere chiarito dalla imminente circolare ministeriale.

VOLUNTARY DISCLOSURE O RAVVEDIMENTO LUNGO ? (07/01/2015)

Dal 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la nuova procedura di voluntary disclosure (Legge 186/2014), che consente la regolarizzazione delle posizioni di coloro i quali hanno omesso di indicare i beni o consistenze finanziarie detenute all’estero, ed i relativi imponibili nelle dichiarazioni dei redditi degli anni passati.
Nel testo di legge, tuttavia, ed in particolare nell’art. 5-quater, D.L. 167/90, è stata inserita la “possibilità-obbligo”, di regolarizzare gli imponibili non dichiarati in Italia.
Tale previsione, infatti, se da una parte concede l’opportunità al contribuente di regolarizzare totalmente la propria posizione fiscale con il tutoraggio dell’Agenzia delle Entrate, dall’altra sottopone il contribuente al rischio di vedersi precludere completamente le “agevolazioni sanzionatorie” concesse dal procedimento di voluntary disclosure nel caso in cui, negli anni successivi, dovesse ricevere degli accertamenti sulle stesse annualità regolarizzate.
Sicuramente la voluntary disclosure rappresenta un momento di totale trasparenza tra amministrazione finanziaria e contribuente, in cui le singole annualità vengono sottoposte ad accertamento da tutti i punti di vista, e non parzialmente per i soli imponibili esteri non dichiarati in Italia. Tuttavia, vi possono essere casi in cui il contribuente stesso non si rende conto di aver omesso alcuni imponibili di modesto importo, o ritiene di assumere giuridicamente un comportamento corretto anche se non conforme alle interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, il contribuente che riceve un accertamento su comportamenti che ritiene di poter sostenere di fronte ad una Commissione Tributaria, potrebbe vedersi pregiudicate le agevolazioni sanzionatorie dell’intera voluntary disclosure.

In questo ultimo caso, dunque, appare più conveniente procedere alla regolarizzazione con il nuovo “ravvedimento lungo”. Le sanzioni per omessa presentazione del quadro RW sono sostanzialmente le stesse tra ravvedimento lungo e voluntary disclosure: paesi white list (0,5%) e paesi black list (1%). Le sanzioni sulle maggiori imposte differiscono di poco: nel ravvedimento lungo 16,6% in caso di dichiarazione integrativa; nella voluntary disclosure 12,5%.
A livello penale non vi è copertura con il ravvedimento lungo, ma una volta dichiarati gli importi prima di una eventuale denuncia alla Procura della Repubblica, anche le sanzioni penali vengono meno.

Il Provvedimento Ministeriale e la Circolare sulla voluntary disclosure (da emanare entro il mese di gennaio) chiariranno tutti questi aspetti. In particolare, si attende un chiarimento:
• sulla unitarietà degli imponibili “esteri” e “nazionali” da dichiarare nella procedura di voluntary disclosure;
• sui termini di prescrizione dei maggiori imponibili finanziari e “di provenienza” per i ex black list che hanno aderito allo scambio di informazioni, ovvero se si applica il raddoppio dei termini specificatamente previsto dall’art. 12, commi 2 e 2-bis, D.L. 78/09.

AGEVOLAZIONI FISCALI PER I MARCHI: L’ITALIAN PATENT BOX (22/12/2014)

All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione “GADO S.a.r.l.”, nell’ambito della nota vicenda giudiziaria concernente il trasferimento del marchio “D&G” alla società di diritto lussemburghese, il legislatore italiano sembra voler finalmente incentivare l’utilizzo dei marchi concedendo un’agevolazione sui redditi da questi derivanti. In effetti, secondo le stime di “Intellectual property rights intensive industries” emerge che i settori I.P.-Intensive contribuiscono per quasi il 40 per cento alla crescita economica europea.
In particolare. l’articolo 7 del disegno di legge n 2679-bis disciplina un apposito regime fiscale agevolativo per i redditi derivanti dallo sfruttamento dei cosiddetti intangibles, meglio nota come “Patent Box”. In particolare i commi tre e i successivi prevedono un sistema di tassazione speciale su base opzionale irrevocabile dei redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, nonché processi, formule, know-how e informazioni acquisite in campo industriale o scientifico giuridicamente tutelabili con l’esclusione in toto dei marchi esclusivamente commerciali.
Come chiarito nella Relazione illustrativa del ddl Stabilità 2015 gli obiettivi dichiarati del nuovo regime opzionale sono:
I) incentivare il rientro in Italia degli intangibles attualmente detenuti all’estero; II) incentivare il mantenimento degli intangibles in Italia evitandone il trasferimento all’estero; III) favorire l’investimento in attività di ricerca e sviluppo non solo nella prima fase ma anche nella successiva; IV) da ultimo, il legislatore vuole ridurre la distanza con gli altri paesi avanzati, indicati proprio nella stessa relazione, che già da tempo utilizzano tali agevolazioni.

Passiamo ora ad affrontare in concreto le disposizioni contenute nell’articolo. Rientrano nell’agevolazione sia le persone fisiche che le società residenti compresi i trust e le stabili organizzazioni non residenti, a condizione che siano residenti in paesi con i quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo.
La detassazione è pari al 30% per il 2015, al 40% per il 2016 e andando a regime nel 2017 al 50%, dei “redditi” derivanti dall’utilizzazione dei beni immateriali sopra indicati, da intendersi quale differenza tra i ricavi e i costi specificamente afferenti a tale attività. Tale beneficio opera sia ai fini IRES o IRPEF che IRAP.
La Patent Box riguarda sia gli intangibles utilizzati all’interno sia quelli concessi in uso a terzi in cambio di un corrispettivo erogato una tantum o periodicamente. Nella pratica il bene immateriale può essere concesso in uso a terzi, risultando così agevole la quantificazione dei relativi redditi (denominati royalty), ma anche utilizzato direttamente ed in tal caso risulta più complesso individuare il contributo che l’intangible apporta alla formazione del reddito complessivo. Nel caso di utilizzo all’interno, ovvero concesso in uso a terzi in cui i redditi siano realizzati nell’ambito di operazioni intercorse con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa, l’agevolazione spetta a condizione che detti redditi siano determinati in contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria, sulla base di un accordo sottoscritto secondo le regole fissate dall’art. 8 del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, avente ad oggetto il cd. Ruling internazionale.
Sono altresì esclusi totalmente le imposte sulle plusvalenze realizzate dalla vendita di tali asset, “a condizione che almeno il novanta per cento del corrispettivo derivante dalla cessione dei predetti beni sia reinvestito, prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione, nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali sopra indicati.
In attesa dell’approvazione definitiva, non è ancora chiaro se il regime di detassazione sia irrevocabile per soli 5 esercizi oppure no. Da ultimo deve essere chiarito se l’opzione riguardi tutti gli intangibles posseduti dell’impresa o si possa esercitare in riferimento ad alcuni.

VENDITA DEI SERVIZI ON LINE: IVA pagata nel paese del cliente finale (19/12/2014)

Con il nuovo anno cambiano le regole Iva per i servizi on line, la telecomunicazione, la teleradiodiffusione. Le vendite on-line di servizi o prodotti digitalizzati come musica, telefonia fissa e mobile, abbonamenti, e-book ed appllicazioni saranno territorialmente rilevanti ai fini IVA nel paese del consumatore finale cosi come previsto dalla Direttiva 2008/8/CE.
Dal 1 gennaio 2015, pertanto:
• saranno soggetti ad Iva in Italia i servizi resi da fornitori stabiliti nella Unione Europea a favore di privati italiani;
• non saranno più soggetti ad Iva in Italia i servizi elettronici resi da prestatori nazionali a favore di utenti privati in altri paesi;
• saranno tassate con Iva in Italia le prestazioni di telecomunicazioni e teleradiodiffusione rese da soggetti esteri. In quest’ultimo caso, tuttavia, si attende il decreto legislativo che definisce i criteri per individuare il luogo dell’effettivo utilizzo.
In definitiva, i consumatori Italiani si vedranno applicare l’Iva del 22%. Ovviamente interessati a questa innovazione sono sia consumatori finali sia i produttori o venditori di questa tipologia di servizi che operano attraverso i principali “store on line” come Google o Amazon.
Nel caso in cui intervengano più intermediari (c.d. intermediari opachi), ai sensi dell’art. 9-bis del Regolamento UE 282/2011, è obbligato al versamento dell’IVA nel paese del consumatore l’ultimo venditore, a meno che l’effettivo prestatore non sia specificatamente identificato nel contratto con i venditori intermediari e nella fattura o ricevuta rilasciata al consumatore finale.

Esempio:
Una società con sede in Lussemburgo (store on line) vende musica di una società discografica Italiana in tutto il mondo.
Se lo Store on line lussemburghese è mandatario con rappresentanza (identificazione della società discografica italiana quale prestatore originario nel contratto e nella fattura di vendita), sarà la società discografica italiana obbligata al versamento dell’IVA nel paese del consumatore finale.
Se, invece, lo store on line è un mandatario senza rappresentanza (senza identificazione contrattuale della società italiana nel contratto e nella fattura di vendita), sarà lo Store on line a dover versare l’IVA nel paese del consumatore finale.

Per i prestatori ed intermediari con rappresentanza stabiliti nell’Unione Europea, al fine di semplificare tali principi territoriali di versamento dell’IVA, viene introdotto il sistema Moss (Mini One Stop Shop) che evita ai fornitori di doversi identificare ai fini IVA in ogni Stato membro. La registrazione nel sistema Moss è vincolante per tre anni. In alternativa il prestatore/intermediario senza rappresentanza dovrà identificarsi o agire tramite rappresentante fiscale in ogni paese in cui dovesse risiedere il proprio consumatore finale.

Come funziona il sistema Moss
Se un artista italiano vende la propria musica on line ad un consumatore finale svedese, dovrà emettere fattura con IVA al 25% (aliquota vigente in Svezia), registrare l’operazione nel sistema Moss, e versate l’IVA allo Stato italiano, che successivamente la trasferirà allo Stato svedese.

TASSAZIONE DEGLI INVESTIMENTI FINANZIARI – BREVE SINTESI DEI REGIMI DICHIARATIVO, AMMINISTRATO E GESTITO (17/11/2014)

Il D.Lgs. 461/97 ha introdotto nell’ordinamento italiano tre tipologie di regimi per la tassazione dei redditi di capitale (interessi da bond e conto corrente, dividendi, proventi derivanti da fondi d’investimento, ecc…) e dei redditi diversi di natura finanziaria (principalmente capital gain).

REGIME DICHIARATIVO
Il regime dichiarativo viene generalmente utilizzato dai soggetti che detengono investimenti finanziari all’estero che percepiscono i proventi senza l’intervento di un intermediario finanziario che operi la ritenuta o l’imposta sostitutiva. E’ il contribuente che dichiara per proprio conto i redditi di capitale e diversi nella propria dichiarazione dei redditi e versa le relative imposte entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello di realizzo o percezione del reddito (oppure entro il 17 luglio versando una maggiorazione dello 0,4%).
Tale regime è improntato sul principio di cassa, ovvero il provento finanziario rileva fiscalmente solo al momento dell’incasso.
Il capital gain viene calcolato come differenza tra corrispettivo percepito e costo di acquisto (maggiorato delle spese inerenti). In caso di acquisto in tempi differenti dello stesso titolo, rileverà per primo il costo di acquisto (e la relativa quantità) acquistata per ultima (c.d. metodologia LIFO, last in, first out).
Sia i redditi di capitale che diversi scontano in dichiarazione dei redditi un’imposta sostitutiva pari al 26% (dal 1° luglio 2014), tuttavia, ai sensi dell’art. 18 del TUIR, alcune tipologie di reddito di capitale possono concorrere al reddito complessivo e non scontare l’imposta sostitutiva del 26%. Generalmente l’opzione per la tassazione ordinaria viene esercitata per recuperare ritenute d’acconto operate all’estero (tra cui la cosiddetta eroritenuta del 35% applicata dalla Svizzera, Austria e Lussemburgo).
Per espressa previsione del citato art. 18, tuttavia, non è possibile scegliere la tassazione ordinaria per i dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate con società (una partecipazione non è qualificata se inferiore al 2% in caso di titolo quotato, e al 20% in caso di titolo non quotato). Ciò è penalizzante per i dividendi percepiti da soggetti esteri che operano una ritenuta alla fonte in quanto non è possibile dedurla come credito d’imposta, configurando inevitabilmente una doppia tassazione.
Le eventuali minusvalenze realizzate possono essere portate in deduzione con le plusvalenze realizzate in regime dichiarativo nello stesso anno. Se da questa compensazione dovesse emergere una minusvalenza complessiva realizzata nell’anno, questa potrà essere portata in deduzione dalle plusvalenze realizzate negli quattro anni successivi purché venga sempre riportata in dichiarazione dei redditi. Non è possibile compensare i redditi diversi di natura finanziaria (capital gain) con i redditi da capitale (interessi, dividendi).

REGIME AMMINISTRATO
Il régime amministrato viene esercitato su opzione presso il proprio intermediario finanziario. Una volta esercitata l’opzione l’intermediario si occuperà di operare l’imposta sostitutiva al 26% sui proventi finanziari realizzati. Analogamente a quanto avviene con il regime dichiarativo, rileva fiscalmente il momento in cui si realizza il provento finanziario. Tuttavia, rispetto al regime dichiarativo, cambia il momento in cui vengono versate le imposte; nel regime amministrato l’intermediario le versa per conto del cliente entro il 16 del mese successivo a quello di realizzo, differentemente da ciò che avviene con il regime dichiarativo, ove il contribuente versa le imposte entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello di realizzo. Ad esempio, se si realizza un capital gain nel mese di febbraio del 2014, in regime amministrato le imposte saranno versate dall’intermediario entro il 16 marzo (il contribuente riceve i proventi già al netto dell’imposta che si andrà a versare), mante in regime dichiarativo le stesse imposte vengono versate il 16 giugno 2015, più di un anno dopo rispetto al regime amministrato.
Le minusvalenze possono essere compensate con plusvalenze realizzate con lo stesso intermediario nei quattro anni successivi. E’ invece preclusa la possibilità di compensare le minusvalenze con plusvalenze realizzate in regime amministrato con un altro intermediario. Solo dopo la revoca dell’opzione e la chiusura del rapporto di custodia e amministrazione è possibile compensare le minusvalenze, perdite e differenziali negativi in deduzione di plusvalenze e proventi positivi realizzati nell’ambito di altro rapporto di risparmio amministrato oppure nel regime dichiarativo.

REGIME GESTITO
Anche questo regime viene esercitato per opzione con il proprio intermediario finanziario. La differenza fondamentale rispetto ai due regimi precedentemente esaminati, è il criterio con cui vengono assoggettati a tassazione i proventi finanziari. Non in base al principio di cassa, ma in base al risultato maturato. L’intermediario che gestisce individualmente i titoli posseduti dal contribuente opererà l’imposta sostitutiva del 26% alla fine dell’anno sul risultato maturato e non sul realizzato. Inoltre, con questo regime è possibile compensare redditi di capitale con eventuali minusvalenze derivanti da capital gain (a differenza degli altri due regimi).
In caso di risultato di gestione negativo alla fine dell’anno fiscale, questo potrà essere portato in deduzione nei successivi quattro anni ma solamente nell’ambito dello stesso contratto di gestione (neanche con altri contratti di gestioni tenuti dallo stesso intermediario). Solo in caso di chiusura del rapporto di gestione è possibile dedurre le minusvalenze di gestione in altri rapporti o contratti di gestione e mai con i redditi in regime dichiarativo o amministrato.

Mission

TaxFin ritiene che la pianificazione fiscale in base alle caratteristiche e all’operatività del cliente sia un elemento fondamentale del fare impresa. Per questo una previsione strategica e un sistema di feedback adeguato permettono al management e all’imprenditore di essere consapevoli della propria azienda, di scegliere efficientemente da un punto di vista finanziario e di operare in un’ottica di sostenibilità fiscale.

 

 Documentazioni e informazioni necessarie per l'Uunico 2017 (PDF)

Chi siamo

Enrico Lupo
Partner | Dottore commercialista

Giovanni Lupo
Partner | Dottore commercialista

TaxFin è una struttura formata da Dottori Commercialisti, Revisori, Auditors, Consulenti del Lavoro e da un team di esperti contabili e amministrativi che lavorano in sinergia con professionisti in ambito legale, finanziario e internazionale.

Cosa facciamo

Specializzata nella pianificazione finanziaria e fiscale di asset e business in Italia, TaxFin si rivolge a imprese, professionisti e singoli individui italiani e stranieri, fornendo consulenza fiscale e societaria, servizi contabili on line e supporto amministrativo a start up e a società straniere che vogliano investire in Italia.

SOCIETA’

Tax Planning | Consulenza fiscale e societaria | Bilanci d’esercizio | Dichiarazioni e adempimenti fiscali | Consolidato fiscale | Analisi e controllo dei flussi finanziari | Controllo di gestione | Interpelli | Contenzioso tributario | Organismi Internazionali | No Profit | Cooperative | Assistenza contrattuale | Contabilità on line | Tenuta libri sociali e contabili | Domiciliazione | Supporto amministrativo

PERSONE FISICHE

Tax Planning | Dichiarazione dei redditi | IMU, IVAFE, IVAE | Monitoraggio fiscale e modello RW | Coerenza redditometro | Assistenza su accertamenti delle Autorità Fiscali | Contenzioso tributario | Gestione partita IVA e Regimi agevolati | Dichiarazioni di successione | Supporto con la pubblica amministrazione

Tax planning

SOCIETA’
Attraverso un’attenta pianificazione e un costante monitoraggio degli studi di settore, TaxFin elabora grafici e indicatori che rilevano il livello di tassazione nell’orizzonte temporale di un anno. In questo modo il cliente può gestire efficientemente la propria liquidità e valutare la sostenibilità fiscale del proprio business, in conformità alla normativa fiscale e civilistica.

PERSONE FISICHE
TaxFin elabora simulazioni fiscali in base agli asset e ai redditi attuali o futuri del cliente, valutando il livello di tassazione che ne deriva e la coerenza con le spese da sostenere (redditometro preventivo). Per situazioni critiche fornisce assistenza al cliente stabilendo in anticipo la documentazione necessaria per eventuali accertamenti dell’Agenzia delle Entrate.

Non residenti

SOCIETA’
I dottori commercialisti dello Studio TaxFin gestiscono dal punto di vista civilistico e fiscale le succursali e le stabili organizzazioni di società straniere in Italia, interfacciandosi in prima persona con le sedi estere. Vengono elaborati in lingua inglese: bilanci d’esercizio corredati da informazioni finanziarie, sociali e ambientali; tax planning; prospetti esplicativi delle dichiarazioni dei redditi; meeting dei Soci, report del Management e verifiche degli Auditor.

PERSONE FISICHE
TaxFin garantisce completezza d’informazione e sicurezza nel rispetto degli adempimenti legislativi e fiscali a tutti gli stranieri che intendano aprire un’attività, lavorare, investire o trasferire la propria residenza in Italia. E’ altresì specializzata nella consulenza a dipendenti e pensionati di organismi internazionali.

Network

TaxFin collabora periodicamente con un team di professionisti specializzati in settori complementari attraverso un sistema di routine consolidatosi negli anni.
Consulenza del lavoro | Consulenza legale (societaria, contrattuale, del lavoro) | Business Planning | Finanza bancaria e agevolata | Formazione | Private banking | Desk internazionali | Consulenza notarile

News

Voluntary Disclosure 2017 - Tutto quello che c'è da sapere su www.taxfin.it

La VOLUNTARY DISCLOSURE 2017 (2.0), novità e differenze rispetto alla prima versione (12/12/2016)

Voluntary Disclosure 2017 2.0 (Collaborazione Volontaria). Ecco tutte le novità, le differenze, i termini, le sanzioni, i vantaggi, le esenzioni dai reati penali e la decadenza

Con l’approvazione del D.L. 193/2016 allegato alla legge di bilancio 2017 sono... | leggi tutto »
160504-bitcoin-b

Aspetti fiscali del BITCOIN (1/12/16)

Recentemente l'Agenzia delle Entrate si è pronunciata sulle problematiche fiscali della moneta virtuale BITCOIN affermando che le operazionia pronti (acquisti per la rivendita) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa (Risoluzione Ministeriale 72/E del 2016).... | leggi tutto »
arton23817

L’esperienza della VOLUNTARY DISCLOSURE

Lo Studio Tax Fin si è occupato della collaborazione volontaria per la regolarizzazione dei capitali ed investimenti detenuti all'estero sin dall'anno 2013, ben tre anni fa, quando ancora non esistevano sia la procedura emendata dalla legge 186/2014 che quella antecedente (D.L. 4 del 2014)... | leggi tutto »
casa

Agevolazioni IMU e TASI per immobili concessi in COMODATO e affittati a canone concordato (4/2/2016)

La Legge di stabilità 2016 prevede la riduzione al 50% della base imponibile IMU delle abitazioni concesse in comodato ai parenti in linea retta di primo grado (genitori - figli e viceversa). Unica condizione è che il concedente possieda al massimo due immobili "abitativi" in Italia, uno... | leggi tutto »
lavaggio

Cosa è l’Autoriciclaggio? (26/02/2015)

L’art. 3 della legge 186/2014 prevede il nuovo reato di “autoriciclaggio” del quale l’uomo della strada si chiede il significato leggendo la parola sui giornali. Ebbene, esso prevede che chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo (che chiameremo delitto... | leggi tutto »
Switzerland and Italy

Voluntary Disclosure e Paesi ex black list (23/02/2015)

Introdotta dalla legge 186 del 2014, la voluntary disclosure è un procedimento di regolarizzazione delle attività detenute all’estero in violazione delle disposizioni fiscali, attraverso il versamento delle imposte dovute ed anche interessi e sanzioni in misura agevolata. L'articolo 10,... | leggi tutto »
ravvedimento_operoso

VOLUNTARY DISCLOSURE O RAVVEDIMENTO LUNGO ? (07/01/2015)

Dal 1° gennaio 2015 è entrata in vigore la nuova procedura di voluntary disclosure (Legge 186/2014), che consente la regolarizzazione delle posizioni di coloro i quali hanno omesso di indicare i beni o consistenze finanziarie detenute all’estero, ed i relativi imponibili nelle dichiarazioni dei... | leggi tutto »
consigli-per-proteggere-il-tuo-marchio-registrato_fb82b2e135afbcc23790c6f6b6125121

AGEVOLAZIONI FISCALI PER I MARCHI: L’ITALIAN PATENT BOX (22/12/2014)

All’indomani della sentenza della Corte di Cassazione “GADO S.a.r.l.”, nell’ambito della nota vicenda giudiziaria concernente il trasferimento del marchio “D&G” alla società di diritto lussemburghese, il legislatore italiano sembra voler finalmente incentivare l’utilizzo dei marchi... | leggi tutto »
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VENDITA DEI SERVIZI ON LINE: IVA pagata nel paese del cliente finale (19/12/2014)

Con il nuovo anno cambiano le regole Iva per i servizi on line, la telecomunicazione, la teleradiodiffusione. Le vendite on-line di servizi o prodotti digitalizzati come musica, telefonia fissa e mobile, abbonamenti, e-book ed appllicazioni saranno territorialmente rilevanti ai fini IVA nel paese... | leggi tutto »
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TASSAZIONE DEGLI INVESTIMENTI FINANZIARI – BREVE SINTESI DEI REGIMI DICHIARATIVO, AMMINISTRATO E GESTITO (17/11/2014)

Il D.Lgs. 461/97 ha introdotto nell'ordinamento italiano tre tipologie di regimi per la tassazione dei redditi di capitale (interessi da bond e conto corrente, dividendi, proventi derivanti da fondi d'investimento, ecc...) e dei redditi diversi di natura finanziaria (principalmente capital gain).... | leggi tutto »
esempi-compilazione-modello-f24-pagamento-saldo-imu-seconda-rata-prima-casa

MODELLO F 24 – NUOVE REGOLE PER I PRIVATI (06/10/2014)

Da 1° ottobre 2014, per i privati non titolari di partita iva, i mod. F24 per imposte e contributi, di importo superiore a € 1.000 o comunque con compensazioni di qualsiasi importo, dovranno essere pagati esclusivamente mediante uso della propria home banking con addebito sul proprio conto... | leggi tutto »
PAGA-E-TASI-400x203

La TASI – Tassa sui Servizi Indivisibili (01/10/2014)

COS'E' E COME FUNZIONA La Tasi riguarda tutti gli immobili, case di civile abitazione, fabbricati strumentali quali negozi, magazzini, capannoni, ecc. nonché aree fabbricabili; sono esclusi solo i terreni agricoli e quelli non inseriti nel Piano Regolatore del Comune. La tasi va pagata... | leggi tutto »
tax_australia

AUSTRALIA: Individual income tax rates – Foreign residents (04/08/2014)

These rates apply to individuals who are not Australian residents for tax purposes. It is important to remind you that you are an Australian resident for tax purposes if: ■ you have always lived in Australia or you have come to Australia and live here permanently ■ you have been in... | leggi tutto »
gobierno_corporativo

EL PROYECTO DE LEY POR EL QUE SE MODIFICA LA LEY DE SOCIEDADES DE CAPITAL PARA LA MEJORA DEL GOBIERNO CORPORATIVO (24/07/2014)

El pasado 23 de mayo de 2014, el Consejo de Ministros aprobó el Proyecto de Ley por el que se modifica la Ley de Sociedades de Capital. Esta norma tiene como objetivo mejorar las prácticas de gobierno corporativo de las empresas españolas, evitar situaciones abusivas por parte de los órganos de... | leggi tutto »
voluntary

LE PROPOSTE DI LEGGE SULLA VOLUNTARY DISCLOSURE (28/06/2014)

Il relatore al Ddl C. 2247 (abbinato con il C. 2248), Giorgio Sanga (PD) ha proposto un nuovo emendamento alle disposizioni che regoleranno la collaborazione volontaria per l’emersione degli investimenti illecitamente detenuti all’estero. Da quello che emerge dai disegni legge, la... | leggi tutto »
canguri

PRESENTARE LA DICHIARAZIONE DEI REDDITI IN AUSTRALIA (27/06/2014 scritto dalla dott.ssa Paola Rossini, guida fiscale volontaria accreditata da ATO)

Di seguito si illustrano brevemente le principali informazioni per presentare una dichiarazione dei redditi in Australia. La dichiarazione si riferisce all’anno fiscale che termina il 30 giugno. Avete bisogno di presentare una dichiarazione dei redditi in Australia? La maggior parte... | leggi tutto »
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LA OBLIGACIÓN DE DECLARAR ANTE LA AGENCIA ESPAÑOLA DE LA ADMINISTRACIÓN TRIBUTARIA LOS BIENES EN EL EXTRANJERO Y OTRAS OBLIGACIONES DE DECLARACIÓN DE TRANSACCIONES CON EL EXTERIOR ANTE AL BANCO DE ESPAÑA

A finales del ejercicio 2012 se introdujo en España una nueva disposición adicional en la Ley General Tributaria, en virtud de la cual se estableció la obligación para los contribuyentes residentes en España de informar sobre sus bienes y derechos en el extranjero ante la Agencia Tributaria.... | leggi tutto »
dolce-e-gabbana

IL CASO DOLCE & GABBANA (15/04/2014)

Nel 2004 Dolce & Gabbana trasferirono i marchi di loro proprietà ad una società con sede in Lussemburgo a sua volta controllata indirettamente da loro. La società lussemburghese detentrice dei marchi ha poi fatturato royalty alla società operativa italiana, che si è dedotta i costi. Tale... | leggi tutto »
ivie-modello-unico

IVIE – La patrimoniale sugli immobili posseduti all’estero (10/03/2014)

L’Imposta sul Valore degli Immobili situati all’Estero è stata introdotta dal governo Monti a partire dall’anno 2012 ed è dovuta dai proprietari (ed usufruttuari) di immobili situati all’estero. Come si calcola l’IVIE? Innanzi tutto occorre determinare la base imponibile che cambia... | leggi tutto »
ibi

TODO LO QUE DEBERÍAS SABER SOBRE EL IBI (28/02/2014 writtern by Maite Andreva de Barrio, spanish lawyer)

Cuando alguien se compra un inmueble, además de la cuota hipotecaria correspondiente (en el caso, bastante frecuente, de que sea una compra financiada), debe ser consciente de que, además, debe hacer frente a otro gasto: El Impuesto sobre Bienes Inmuebles o IBI. El IBI, también conocido... | leggi tutto »
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STOP ALLA RITENUTA D’INGRESSO DEL 20% (19/02/2014)

Con un comunicato stampa del 19 febbraio 2014, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha "stoppato" l'entrata in vigore della ritenuta d’ingresso del 20% sui bonifici esteri. Secondo il comunicato, l’evoluzione del contesto internazionale in materia di contrasto all’evasione fiscale ... | leggi tutto »
martello_giudice

MEDIAZIONE TRIBUTARIA: NOVITA’ NELLA RISCOSSIONE (18/02/2014)

Il ricorso per l’accertamento tributario con imposta inferiore a 20 mila euro necessita prima della presentazione del reclamo ex art. 17- bis, D.Lgs. 546/92. Con il reclamo l’Agenzia delle Entrate ha 90 giorni di tempo per: - annullare l’accertamento totalmente o parzialmente; - proporre... | leggi tutto »
bonifici_esteri

RITENUTA D’INGRESSO SU BONIFICI ESTERI (17/02/2014)

Con l'entrata in vigore della legge comunitaria di settembre 2013 (legge 97/2013) le banche e gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di effettuare una ritenuta d’ingresso sui bonifici esteri che riguardano redditi di capitali (dividendi, cedole obbligazionarie, ecc..), e redditi... | leggi tutto »
iva_per_cassa

LA ESCASA ACOGIDA DEL “IVA DE CAJA” EN España (12/02/2014 written by Maite Andreva De Barrio, spanish lawyer)

La Ley 14/2013 de 27 de Septiembre, de apoyo a los emprendedores y su internacionalización (la “Ley del Emprendedor”) recoge, entre otras, la que se ha calificado como una de sus “medidas estrella” a favor de los emprendedores: la aprobación, en el ámbito del Impuesto sobre el Valor... | leggi tutto »
residenza-fiscale

RESIDENZA FISCALE IN ITALIA (03/02/2014)

Per essere considerati fiscalmente residenti in Italia non occorre ottenere la cittadinanza. Secondo l'art. 2 del Testo Unico delle Imposte sui redditi, la residenza fiscale si acquisisce eleggendo la propria residenza o domicilio presso i registri anagrafici per più di 183 giorni l'anno.... | leggi tutto »
marchionne

Perché FIAT sposta la sede fiscale a Londra?

Per attrarre investimenti dall’estero e favorire la delocalizzazione delle multinazionali, il Regno Unito ha fissato un’aliquota fiscale per le società pari 21% (che diventerà il 20% nel 2015) rispetto al 30% della media europea, e nessuna imposta locale. Inoltre, la “Corporate Tax Road... | leggi tutto »
offshore-tax

La Voluntary Disclosure diventa decreto

Venerdì 24 gennaio è stato approvato il decreto per il rientro di capitali dall’estero. Il decreto definisce la procedura di voluntary disclosure presso l’Agenzia delle Entrate, che costituisce una vera e propria autodenuncia per gli anni non ancora prescritti e che prevede il pagamento... | leggi tutto »
ROBUR-gahp-immobili

PRINCIPALI NOVITA’ SU IMMOBILI INTRODOTTE DALLA LEGGE DI STABILITA’

Mini IMU: Entro venerdì 24 gennaio dovrà essere pagata la cosiddetta “mini-IMU” da parte di chi vive nei Comuni in cui l’aliquota IMU sulla prima casa del 2013 era superiore al livello base dello 0,4%. L’importo da pagare è pari al 40% della differenza tra l’IMU comunale e... | leggi tutto »
agevolazioni-acquisto-prima-casa

ACQUISTARE PRIMA CASA

Dal 1° gennaio 2014 risulta più conveniente acquistare una “prima casa” da un privato o da una società di costruzioni (o di trading immobiliare) che vende con IVA esente. L’imposta di registro, infatti passa dal 3% al 2% sul valore catastale, mentre le imposte ipocatastali da 650 euro a... | leggi tutto »
efficienza_energetica_detrazioni65

DETRAZIONE IRPEF PER L’ACQUISTO DI MOBILI ED ELETTRODOMESTICI (di classe non inferiore ad A+)

Tale detrazione è stata prorogata per tutto il 2014 alla percentuale del 50%. Il limite massimo di spesa non può superare euro 10.000 (da ripartire in 10 rate) e, dal 1° gennaio 2014, non potrà essere superiore all’importo speso per effettuare l’intervento di recupero edilizio... | leggi tutto »
Disclosure

Voluntary Disclosure – Regolarizzazione o rientro di capitali in Italia

Non è uno scudo fiscale e non necessita di nuove leggi! E' possibile ricorrere a questa modalità di regolarizzazione dei capitali detenuti all'estero anche subito, senza attendere decreti legge ad hoc. Grazie all'abbassamento delle sanzioni da parte della legge comunitaria entrata in vigore lo... | leggi tutto »
Azienda_come_jam_sassion_IMMAGINE

AZIENDA COME UNA JAM SESSION

Bisogno di ritrovare nella leadership aziendale una competenza assertiva che porta il gruppo di lavoro a rompere gli schemi e a osare e dare valore alla devianza. Come nella musica jazz, disegnare una struttura minima perché solo questa aiuta a non ingessarsi nell'assuefazione degli schemi,... | leggi tutto »
Redditometro_immagine

REDDITOMETRO: Meglio prevenire!

Se acquisti casa, un auto, paghi polizze, o sostieni spese unitarie superiori ad una certa soglia senza aver fatto la dichiarazione dei redditi o avendola presentata con redditi "bassi" allora con alta probabilità vieni convocato dall'Agenzia delle Entrate per dare spiegazioni. Magari tali... | leggi tutto »
sempre_piu_controllati_IMMAGINE

SEMPRE PIU’ CONTROLLATI

Entro il 31 ottobre le banche sono obbligate a comunicare all'Anagrafe Tributaria (data base dell'Agenzia delle Entrate) i saldi iniziali e finali, nonché il totale delle movimentazioni in entrata ed in uscita dei conti correnti dei residenti italiani dell'anno 2011. L'anno 2012 verrà comunicato... | leggi tutto »
conto-corrente-estero

MONITORAGGIO SU DENARO, INVESTIMENTI E CASE ALL’ESTERO

Non molti lo sanno, ma esistono in Italia le leggi sul monitoraggio fiscale (DL. 167/90), secondo il quale vanno indicati in dichiarazione dei redditi gli immobili detenuti all’estero, i conti correnti, i fondi d’investimento, l’ oro, o qualsiasi altro investimento finanziario superiore ai 15... | leggi tutto »
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